Nato nel 1952 a Monfalcone e qui ritornato all’età
di 14 anni, dopo varie peregrinazioni per il Friuli Venezia Giulia, sono
stato subito attratto dal Carso. Queste colline hanno segnato
profondamente la mia vita. Terminate le ore di scuola mi dilettavo in
lunghe passeggiate per poter conoscere sempre più intimamente quel
Carso che con i colori mutevoli, nel corso delle varie stagioni, della
sua vegetazione e con i suoi fenomeni carsici è conosciuto in tutto il
mondo.
Successivamente in me subentrò la curiosità di
conoscere il contenuto di quei “buchi” che scendevano nel
sottosuolo, ecco allora che ebbi la fortuna di incontrare un ragazzetto
che era socio di un gruppo speleologico il quale mi
invitò a visitare una grotta. Non persi certamente l’occasione
(ricordo di non aver chiuso occhio per tutta la notte antecedente l’uscita),
e la domenica di un lontano ottobre del 1969 assieme ad alcuni soci dell’allora
Gruppo Speleologico "Oscar Miniassi" di Monfalcone per la prima volta
scesi in una vera grotta che era stata oltretutto appena scoperta.
Non posso spiegare qui le emozioni provate, posso
però dire di essermi subito iscritto al Gruppo e di non aver più
abbandonato l’ambiente carsico.
Nel 1974 sono uscito dal Gruppo Speleologico
"Oscar
Miniassi" (che un anno dopo ha cessato le attività) e mi sono iscritto
all’attuale Gruppo Speleologico Monfalconese “A.d.Fante” del quale
sono ancora socio attivo.
In questo Gruppo ho avuto la fortuna di iniziare un altro aspetto
inerente il territorio (carsico e non solo), il mondo della
paleontologia. L’attuale Gruppo gestisce infatti anche il Museo
Paleontologico Cittadino di Monfalcone.
Con il passare degli anni, mi sono accorto che
mancava ancora qualcosa, così ho iniziato ad interessarmi della
geologia. Incoraggiato da alcuni soci, in seno al Gruppo, ho cominciato
ad allestire un laboratorio per lo studio delle rocce. Tale laboratorio
ha cominciato a dare i suoi primi risultati nel 1990 con uno studio,
attraverso campionatura ed esecuzione di sezioni sottili di roccia per l’osservazione
al microscopio, e con la pubblicazione “La Grotta Dovizia (prima
parte)”.
L’interesse che si è creato attorno a tale
attività, ha portato l’iscrizione al Gruppo, di diversi cultori della
materia. È stato così possibile iniziare uno studio sistematico
partendo proprio dal Carso isontino il quale è stato completamente
rivisitato nella sua parte geologica e stratigrafica.
A questi primi lavori ne sono succeduti diversi altri
estendendo le ricerche anche oltre il confine italiano ed in particolare
in Slovenia e Croazia (alcuni
titoli di lavori pubblicati si trovano qui).